Achille Lauro, storia del dirottamento

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Il tragico dirottamento della nave da crociera Achille Lauro

Il 7 ottobre del 1985, quattro uomini appartenenti al Fronte di liberazione della Palestina (FLP), al largo delle coste dell’Egitto, dirottarono la nave da crociera italiana Achille Lauro, mentre stava navigando da Alessandria a Ashdod (Israele).

Mantenendo il passeggeri e l’equipaggio in ostaggio, i terroristi diressero  la nave a Tartus, in Siria, e da lì chiesero la liberazione di 50 palestinesi detenuti nelle carceri israeliane.

Dal momento che molti degli ostaggi erano turisti americani, il presidente Ronald Reagan mobiltò il Navy SEAL Team Six e la Delta Force, per un possibile tentativo di salvataggio della nave dai suoi sequestratori.

L’8 ottobre, dopo essere stato rifiutato il permesso da parte del governo siriano di attraccare, i dirottatori uccisero Leon Klinghoffer, un pensionato americano sulla sedia a rotelle, di religione ebraica, sparandogli alla fronte e al torace.

Questo assassinio avvenne in gran segreto e non trapelò durante tutta l’operazione, anche perché non lasciarono traccia del corpo, avendo costretto il barbiere della nave e un cameriere a gettare il suo corpo e la sedia a rotelle in mare.

Alla moglie di Klinghoffer, Marilyn, fu detto dai dirottatori che era stato trasferito in infermeria.

Si scoprì la macabra la verità solo dopo che i dirottatori ebbero lasciato la nave a Port Said.

L’OLP negò che i dirottatori erano responsabili dell’omicidio, e per discolparsi accusò la moglie Marilyn di aver ucciso il marito per incassare i soldi dell’assicurazione.

Oltre un decennio più tardi, nell’aprile 1996, il leader dell’FLP Zaidan accettò la responsabilità, e nel 1997, l’OLP raggiunse un accordo economico con la famiglia Klinghoffer.

La trattativa e la crisi di Sigonella

Mentre, quindi, era stato nascosto l’omicidio, l’Achille Lauro si diresse verso Port Said, e dopo due giorni di negoziati, i dirottatori accettarono di abbandonare la nave in cambio di un salvacondotto.

Furono accompagnati in Tunisia a bordo di un aereo di linea commerciale egiziano.

Il giorno dopo, il 10 ottobre, i quattro dirottatori imbarcarono un aereo di linea 737 Egypt Air Boeing.

L’aereo decollò dal Cairo alle 16:15 locali e si diresse verso la Tunisia.

Il presidente Reagan approvò un piano per intercettare l’aereo, e alle 17:30, i combattenti F-14 Tomcat trovarono l’aereo di linea a 80 miglia a sud di Creta.

Gli F-14 costrinsero il velivolo ad atterrare a Sigonella, la base aerea della Nato in Sicilia, e il pilota atterrò alle 18:45.

Nonostante Craxi (allora presidente del Consiglio Italiano) avesse dato l’autorizzazione per l’atterraggio, le forze dell’ordine italiane non permisero ai militari satunitensi di avvicinarsi.

Nacque così una crisi diplomatica tra Italia e Stati Uniti, detta “crisi di Sigonella”, che si concluse con la giurisdizione nelle mani del governo italiano, e (due settimane dopo) con una lettera di scuse di Regan a Bettino Craxi.

I quattro dirottatori furono processati e condannati a Genova, mentre i mediatori furono rilasciati e fatti andare a Belgrado.

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