Boom economico e miracolo italiano degli anni ’50-60

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Boom economico

In questo post cercheremo di raccontare il boom economico italiano degli anni ’50-60, definito con il nome di miracolo italiano.

L’Italia, come gran parte dell’Europa occidentali, dopo i difficili anni immediatamente successivi alla guerra, sperimentò un vero e proprio boom economico.

Mussolini e i tedeschi avevano lasciato un paese devastato.

L’Italia non aveva importanti risorse naturali come il carbone e il ferro.

Il suo terreno agricolo non era molto produttivo.

Le vie di comunicazione, come strade principali e arterie locali, erano fortemente danneggiate a causa della guerra.

Un enorme numero di case e palazzi erano stati distrutti.

L’inflazione era diventata rapidamente un fardello problematico per ogni singolo italiano.

Il nuovo governo italiano aveva ereditato dal governo fascista grandi complessi industriali, che erano stati nazionalizzati.

Come risultato, lo stato deteneva i seguenti assetti: cantieristica (80%), ferro (60%), ferroviario rotabile (40%), e altre partecipate industriali.

L’Istituto per la Ricostruzione (IRI) era gestito come una holding per queste imprese statali nazionalizzate.

La società era stata inizialmente creata per proteggere gli interessi dei depositanti nelle banche in fallimento.

La povertà era dilagante e la situazione sembrava molto complessa.

Nel 1953, una Commissione parlamentare sulla povertà aveva stimato che il 24% delle famiglie italiane erano indigenti, il 21% delle abitazioni erano sovraffollate, il 52% delle case nel sud non aveva acqua corrente potabile, e solo il 57% aveva un gabinetto.

Le politiche, però, andavano verso uno sviluppo sempre più crescente.

Nel 1950, erano state avviate una serie di riforme importanti come la riforma agraria (legge Scelba), la riforma fiscale (legge Vanoni).

In questo periodo di tempo avvenne un trasferimento enorme della popolazione, dall’impoverito Sud al Nord in piena espansione industriale.

Questo però aggravò i contrasti sociali tra Nord e Sud.

In aggiunta, continuava ad esistere un ampio divario tra ricchi e poveri.

L’emigrazione non avveniva solo verso il Nord dell’Italia, ma anche verso Paesi dell’Europa in grande sviluppo.

Molti lavoratori italiani andarono, infatti, nella Germania dell’Ovest, dove il miracolo economico aveva già dato i primi frutti.

I soldi che i lavoratori italiani mandavano a casa diventarono un importante slancio per l’economia italiana, tra cui l’espansione industriale che creò posti di lavoro in Italia stessa.

Altri fattori contribuirono, come il fatto che l’Italia divenne un membro fondatore della NATO (1949), un membro delle Nazioni Unite (1955) e un alleato degli Stati Uniti, che contribuirono a rilanciare l’economia italiana attraverso il Piano Marshall.

Negli stessi anni, l’Italia diventò anche uno dei membri fondatori della Comunità economica europea (1957), successivamente Unione europea.

Il rapido sviluppo dell’economia italiana dopo la seconda guerra mondiale è stato un grande successo.

La ricostruzione economica del dopoguerra è stata seguita da una crescita economica spettacolare (1950-1963).

Gli incrementi del prodotto interno lordo (PIL) raggiunsero un impressionante 5,9% l’anno, con un picco del 8,3% (1961).

Gli italiani definiscono il periodo che va dal 1958 al 1963 come miracolo economico d’Italia, con la sua fenomenale espansione industriale.

La crescita della produzione industriale italiana aumentò di oltre il 10% ogni anno in questo periodo.

Solo il Giappone e la Germania occidentale avevano riportato numeri più alti.

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