La concimazione, una tecnica per fertilizzare un terreno

concimazione

Concimazione

La concimazione fa parte di una delle tecniche agronomiche dell’uomo

Queste riguardano la sistemazione del terreno e la sua fertilizzazione, in modo da restituire alla terra i sali minerali necessari per la crescita delle piante.

La concimazione prevede l’uso di concimi o fertilizzanti che possono essere naturali o artificiali.

Esiste una grande varietà di concimi e di fertilizzanti, con differenti composizioni.

Rientrano nella categoria dei concimi naturali:

  • Il letame: costituito dagli escrementi degli animali, soprattutto bovini ed equini, e dalla paglia e fieno naturali. Questo deve maturare per circa 6 mesi prima di essere utilizzato.
  • Il guano: costituito da escrementi (maturati e accumulati nel tempo) di uccelli marini.

Rientrano, invece, nella categoria dei concimi chimici (composti minerali):

  • gli azotati: costituiti principalmente da azoto, che condiziona la crescita dei vegetali. I principali azotati sono il nitrato di calcio, il nitrato di sodio, il solfato ammonico e l’urea.
  • i fosfatici: ricchi di fosforo, grande nutriente per le piante. I più usati sono i perfosfati minerali, il fosfato di calcio e il fosfato di ammonio.
  • i potassici: ricchi di potassio, che  tra le sue peculiarità ha quella di rendere più accentuato il colore dei fiori ed il sapore dei frutti. I principali sono i nitrati potassici e il solfato di potassio.

I concimi chimici, senza alcun dubbio, dimostrano il vantaggio di fornire, seppur utilizzando un piccolo volume, quantità notevoli di sali minerali capaci di essere assorbiti facilmente dalle piante.

Però, d’altro canto, possono causare enormi danni ambientali, quando usati in maniera sconsiderata e/o in quantità eccessiva.

Un esempio importante dell’uso scellerato dei concimi chimici è dato dall’inquinamento del suolo, e, consequenzialmente, delle falde acquifere.

Questo problema non è da poco, anzi è un grave pericolo per la nostra acqua potabile.

Addirittura si può arrivare alla eutrofizzazione delle acque, ovvero alla crescita smisurata (a causa degli agenti chimici) di alghe. Queste consumano l’ossigeno fino ad esaurirlo, causando la morte delle stesse piante e degli esseri viventi nell’acqua.

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