Letteratura Latina

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Letteratura Latina: dalle origini all’epilogo

La letteratura ebbe origine nel 3° sec. a.C., anche per effetto della cultura greca allora dai Romani conosciuta, ad opera di Livio Andronico che fece conoscere il teatro greco e tradusse in versi latini l’Odissea omerica. L’epica ebbe poi cultori in Nevio e soprattutto in Ennio; questi scrissero anche tragedie e commedie, ma i poeti comici più importanti furono Plauto e Terenzio, di cui abbiamo parecchie commedie. La satira, iniziata da Ennio, ebbe nel 2° sec. il suo vero creatore in Lucilio. I primi storici scrissero in greco. La storiografia in latino fu iniziata da Marco Porcio Catone, autore anche di un manuale di agricoltura. Con l’età sillana (81 a.C.) la letteratura si sviluppò con grande ricchczza e originalità. Un grande poema filosofico ci lasciò Luerezio. La lirica fu rinnovata dai poeti cosiddetti nuovi, di cui il maggiore fu Catullo; Varrone Reatino trattò la satira e compose manuali di storia, fllologia ed agricoltura.

Storici furono Giulio Cesare (100-44), Sallustio e Cornelio Nepote. L’eloquenza ebbe cultori in Ortensio, Cesare, Giunio Bruto e, soprattutto, in Cicerone (106-43). Questi, il maggior prosatore della latinità, oltre a 58 orazioni, ci lasciò trattati di retorica, di filosofia politica e di filosofia morale, e un epistolario vastissimo di grande importanza storica. La letteratura dell’età di Augusto fu in gran parte ispirata all’idea di Roma. Sono di quest’epoca i maggiori poeti latini: Virgilio (70-19), dopo aver trattato la lirica pastorale (Bucoliche), esaltò nelle Georgiche la forza morule del lavoro e dei campi. Nell’Eneide, il massimo poema della latinità, si preoccupò di esaltare la gloria di Roma.

Liriche, satire ed epistole in versi ci lasciò Orazio Fiacco (65-8); Ovidio Nasone (43-17) compose elegie, poemi di  argomento mitologico, leggendario e amoroso; poeti elegiaci furono Tibullo e Properzio; la storia vide il genio di Tito Livio (59-17), il maggior storico di Roma, Pompeo Trogo; cultore di giurisprudenza fu Marco Antistio Labeone; un manuale di architettura compose Vitruvio Pollione. Nel 1° sec. dell’Impero la prosa prevale sulla poesia. La storia dette Valerio Massimo, Velleio Patercolo e, soprattutto, Cornelio Tacito (55-120), uno dei più grandi scrittori latini. Si interessarono di eloquenza Anneo Seneca, Quintiliano e Plinio il Giovane; opere filosofiche, tragedie e un manuale di scienze naturali ci restano di Lucio Anneo Seneca, figlio del precedente. Di scienze naturali scrisse anche Plinio il Vecchio, di geografia Pomponio Mela, di medicina Celso, di agricoltura Columella; un romanzo satirico, purtroppo giuntoci solo in parte, è attribuito a Petronio Arbitro. Per la poesia: epici: Lucano, Silio Italico, Valerio FIacco e Papinio Stazio; lirici: Stazio e Calpurnio Siculo; favolisti: Fedro; poeti satirici: Persia, Giovenale e Marziale. L’ultimo periodo della  letteratura latina va da Adriano alla caduta dell’impero d’occidente (117-476). Pochi i poeti: Nemesiano, Magno Ausonio, Claudiano, Rutilio Namaziano. Prevalgono in questo periodo gli storici: Annio Floro,  Svetonio, Eutropio e Ammiano Marcellino; i retori e grammatici: Frontone, Gellio, Elio Donato, Prisciano. Un romanzo ci è restato di L. Apuleio; la filosofia fu trattata dall’imperatore Marco Aurelio. A sé stanno gli scrittori cristiani; poeti: Commodiano, S. Ambrogio, Prudenzio, e apologisti: Tertulliano, Minucio Felice, Arnobio, Lattanzio, S. Gerolamo, S. Cipriano, S. Agostino e Paolo Orosio. La letteratura latina medievale ha particolari caratteri ed un valore quasi sempre esclusivamente culturale. Tentarono di mantenere in vita la cultura latina, durante il 6° sec., Severino Boezio e Aurelio Cassiodoro; omelie ci restuno di S. Gregorio Magno (500-640). Profonda la decadenza del periodo bizantino e longobardo (Paolo Diacono). Gli studi, già coltivati durante l’epoca carolingia da Alcuino cominciarono a rifiorire  lentamente dopo il 10° sec. Di quel periodo sono un poema anonimo e una storia di Liutprando. Ripresero gli studi grammaticali e retorici (Alberico, Ugo, Alberto da Salmeria), quelli giuridici (Ilmerio), quelli storici (Gregorio da Catino, Ugo Falcando). Compaiono i primi poemi (Benzone, Guglielmo Pugliese, Pietro da Eboli), riprendono gli studi teologici, sorge il grande movimento filosofico della Scolastica che culminerà nel 13° sec. con S. Tommaso d’Aquino e S. Bonaventura. La lirica religiosa vanta i nomi di Venanzio Fortunato, PaoIo Diacono e S. Pier Damiani. La drammatica si sviluppa con i Misteri, la poesia religiosa con i canti goliardici.

Intorno al 13° secolo si inizia la letteratura in volgare. Il latino continuerà ad essere adoperato come lingua della scienza, della filosofia, dell’arte, ancora nel 14° secolo.

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