Liturgia e il canto liturgico

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Liturgia

La liturgia è il culto ufficiale e pubblico che la Chiesa rende a Dio, distinto dalle preghiere e devozioni private.

Gli atti litmgici sono la messa, i sacramenti, i sacramentali e l’ ufficio divino; la messa e l’ufficio si conformano all’anno liturgico, ciclo in cui sono distribuite le commemorazioni dei vari avvenimenti della vita terrena di Gesù Cristo (proprio del tempo), e le feste dei Santi (proprio dei Santi).

Le forme liturgiche variarono secondo i tempi e i paesi:

Si hanno quindi varie liturgie: in Oriente, liturgia antiochena, gerosolimitana, bizantina o costantinopoliana, copta, armena, ecc., ancora usate dalle Chiese orientali unite o separate. In Occidente, liturgia romana (prevalente), ambrosiana, gallicana, mozarabica, ecc.. I benedettini, i certosini, i domenicani conservano lievi differenze. Anche le chiese evangeliche hanno le loro liturgie, come l’anglicana, la luterana, ecc.

Canto liturgico

L’insieme delle melopee tradizionali sulle quali s’intonano i vari testi compresi nel rito sacro delle varie religioni.

Nell’orbita del cristianesimo si hanno diverse costituzioni di canti liturgici. Nella Chiesa cattolica esse si distinguono innanzitutto in latine (ambrosiane, romane/gregoriane, gallicane, mozarabiche) e orientali (bizantine, greco-slave, armene, siriache, maronite, copte e abissine). Tra le latine s’è imposta, generalizzandosi, la romana, ordinata per primo sotto il pontificato di S. Gregorio Magno (sec. VII). Le orientali conservano proprie tradizioni, informate però agli usi delle Chiese cristiane cattoliche dominanti nei rispettivi paesi.

Il canto latino (derivante però anch’esso da correnti orientali e africane) si presenta, musicalmente, in due stili: il recitativo (accentus) e il melodico (concentus). Lo stesso testo però può intonarsi in stile più o meno vicino al recitativo o al melodico a seconda della ricorrenza dell’anno liturgico, accrescendosi le fioriture nelle ricorrenze più solenni.

AI concentus appartengono però in proprio alcuni canti, quali gli allelujatici, e quei componimenti che – non liturgici nell’origine – pur nel quadro liturgico spesso sono entrati, quali gli innodici.

Nelle comunità acattoliche riformate (specie nella luterana e nella calvinista) il canto liturgico si riduce nel genere cosiddetto corale, che – pur derivando in gran parte dalla salmodia cattolica – ha assunto per varie influenze storiche il tipo più proprio dell’inno.

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