Oro, il metallo prezioso per antonomasia

oro

Oro

L’oro è un elemento appartenente a l5° periodo del l° gruppo del sistema periodico, di simbolo Au (lat. Aurum) numero atomico 79, peso atomico 197,2.

È un metallo di colore giallo, pesante (densità 19,3), inossidabile anche a caldo, che fonde a 1063 °C. È il più malleabile di tutti i metalli e si può ridurre in foglie di spessore inferiore a 1 micron, le quali conservano il colore giallo per riflessione ma sono trasparenti con colorazione verde. La polvere finissima di oro precipitata dai suoi sali è violetta o porporina.
E’ il meno elettropositivo di tutti i metalli, è praticamente inattaccabile da tutti gli acidi, viene sciolto solo da liquidi che generano cloro nascente (o altri alogeni), tipico tra questi l’acqua regia. Forma pochissimi composti in alcuni dei quali è monovalente (sali aurosi) ed in altri trivalente (sali aurici).
L’oro ha grande tendenza a separarsi dai suoi sali ritornando allo stato metallico ed è per questo che in natura si incontra esclusivamente come metallo nato, in cristalli ottaedrici, in lamine, fili, granuli, masse spugnose o compatte dette pepite, che eccezionalmente hanno raggiunto anche il peso di quasi un quintale. Per questa ragione tale metallo è noto all’uomo dalla più remota antichità: nelle iscrizioni delle Piramidi
(circa 2600 a .C.) si accenna alla sua estrazione dalle sabbie; ci sono testimonianze che lo usavano anche le contemporanee civiltà mesopotamiche ed orientali. Originariamente serviva solo per ornamento, ma presto la sua inalterabilità, la sua bellezza, la facilità con cui riceve le impronte, lo indicarono come il materiale più adatto per i simboli monetari di valore elevato. Proprio per questo nobile scopo l’oro è durato fino alla età moderna costituendo il termine di paragone di tutte le altre monete. Una quantità abbastanza notevole è usata per articoli di ornamento e per la doratura.

Sulla crosta terrestre l’oro è estremamente raro: nello spessore esplorato esso è presente in proporzioni da 1 : 40 milioni a 1 : 400 milioni, ma la sua estrazione è facilitata dal fatto che ne esistono concentrazioni locali abbastanza ricche. Nella sua estrazione, molto spesso, è necessario ridurlo in polvere, la quale viene poi trattata in controcorrente con una soluzione di cianuro alcalino che scioglie l’oro; viene fatto poi precipitare rientrando in contatto con zinco in lastre. L’oro in polvere, lavato con acido solforico, è poi fuso in lingotti di cui si determina il titolo.

La finezza di una lega d’oro suole essere espressa in carati, ognuno dei quali rappresenta 1/24 della massa. Quindi il puro avrà 24 carati (999/1000), quello da gioielleria 18 carati (750/1000), oppure 14 carati, ecc. Le monete hanno generalmente il titolo di 900/1000, ad eccezione di quelle inglesi che sono di 22 carati (916/1000). Il metallo legante nelle monete è sempre il rame, nelle leghe usate in oreficeria anche l’argento, il nichelio (che nella proporzione di un 25% da il cosiddetto oro bianco).

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