Petrolio, il greggio dal colore nero

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Petrolio, grezzo, greggio, oro nero, ecc.

Il petrolio è un miscuglio di idrocarburi liquidi formatosi attraverso le ere geologiche nella profondità della crosta terrestre. Esso fu impiegato fin dalla più remota antichità sfruttando gli affioramenti superficìali. Suoi primi impieghi: illuminazione, impermeabilizzazione di scafi, scopi bellici; le strade dell’antica Babilonia erano già asfaltate, i Cinesi e gli Indiani d’America lo usavano come disinfettante. Fra le tante ipotesi
formulate sull’origine del petrolio, pare oggi accertato che esso provenga da residui vegetali e animali accumulatisi sul fondo di vecchie lagune disseccate e successivamente interrate in seguito a movimenti sismici o alla lenta azione degli agenti atmosferici. Questi residui , pare per azione di batteri, si sono venuti trasformando nel tempo fino ad assumere, l’aspetto attuale di liquido nero e viscoso. La profondità dei
giacimenti può essere variabilissima e dipende dalla storia geologica della regione. I giacimenti più recenti risalgono a 10 milioni di anni, i più vecchi ad oltre 440 milioni. Il petrolio greggio si trova assai spesso
in unione ad idrocarburi gassosi (come il metano a d esempio) ed ad acqua salata sotto forma di grandi laghi sotterranei o finemente suddiviso in rocce porose, sabbie o arenarie fessurate. La ricerca di nuovi giacimenti petroliferi avviene a mezzo di strumenti (gavimetri, magnetometri, sismografi, ecc.) che permettono la prospezione del sottosuolo per individuare la struttura geologica più favorevole alla presenza del petrolio. Solo la trivellazione di un pozzo però può darne la certezza. Questa si effettua con sonde rotanti sostenute da torri a traliccio (derrick), che portano all’estremità inferiore delle particolari ruote dentate
dette scalpelli o frese. La velocità di perforazione può variare, secondo il terreno, da 3 a 300 m. al giorno. Il materiale scavato è portato in superficie da una corrente di acqua fatta circolare nell’interno della sonda. Il petrolio appena estratto, dopo decantazione in apposite fosse, è trasportato con oleodotti, navi cisterne, ecc. alle raffinerie dove con vari procedimenti si ottengono i prodotti
atti ai diversi usi (benzina, carburanti, ecc.)

Dai residui della distillazione (densità sup. a 0,89) si ottiene: prodotti bituminosi, largamente impiegati per la manutenzione delle strade; olio combustibile per forni, caldaie e motori Diesel pesanti. La convenienza di ottenere da uno stesso greggio maggior quantità di prodotti più pregiati (specie benzina) ha fatto sì che diventasse nel tempo sempre più necessario e prezioso.

Gli oli lubrificanti sono estratti da frazioni più pesanti del gasolio che normalmente vengono ricavate con distillazione sotto vuoto. Esse vengono poi raffinate con procedimenti diversi: all’acido solforico e alla base, ai solventi (butano e propano liquefatti, anidride solforosa, furfurolo, fenolo, dimetilchetone, ecc.) secondo l’impiego e la purezza del prodotto che si vuole ottenere. Gli impieghi dei derivati del petrolio
sono svariati. Dalle frazioni carburanti e combustibili si ottiene circa il 30% dell’energia impiègata nel mondo, dalle frazioni lubrificanti si ottiene tutto l’olio necessario a lubrificare ogni genere di macchina
o motore. Dal p. inoltre si ricavano solventi, bitumi, paraffine, vaseline, petrolati, prodotti speciali e, con trattamenti petrolchimici, gran parte delle materie prime necessarie alla fabbricazione di molti materiali
sintetici quali: gomma, materie plastiche, prodotti chimici diversi, ecc.

Il primo pozzo fu perforato in Pellllsylvania (S.U.A.) nel luglio-agosto 1859 da Edwin L. Drake per conto della Seneca Oil Co.

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