Totò e la sua capacità di andare oltre la lingua

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Totò

Di seguito, attraverso la maschera napoletana di Totò, tratteremo il genio artistico capace di andare oltre il linguismo e la caratterizzazione geolocale.

E’ sicuramente proverbiale che c’è qualcosa di universale nell’umorismo, anche quando questo è interpretato da maschere geograficamente localizzate.

Con i film muti, questo problema non esisteva comunque.

Una volta che i film hanno cominciato ad avere il sonoro, le regole sono cambiate.

Una torta in faccia, una caduta, una smorfia sono universalmente riconosciute come fattori che scatenano ilarità e risate.

Il napoletano Antonio De Curtis, in arte Totò, è un esempio di umorismo che può essere apprezzato attraverso le culture più svariate.

È vero che la sua comicità spesso si basa sulla destrezza verbale che solo la madrelingua italiana può apprezzare, eppure i suoi voli linguistici sono così spesso combinati con un puro umorismo visivo facilmente accessibile e riconoscibile, nonostante la lingua.

Totò è stato attore in 85 film.

Alcuni di loro, naturalmente, sono scadenti e dimenticabili.

Altri sono “arte pura”, come il suo brillante lavoro in Uccellacci ed uccellini (1966), prodotto da un altro genio, Pier Paolo Pasolini.

Altri, i più memorabili, lo vedono nel ruolo del vero pagliaccio, la macchietta, la tipica maschera della commedia dell’arte napoletana.

Altro capolavoro è Guardie e ladri. Totò è un ladruncolo e trascorre gran parte del film sfuggendo alla caccia di un poliziotto sovrappeso, interpretato da Aldo Fabrizi. I due diventano amici e anche se Totò deve andare in prigione, il poliziotto gli promette di inviare cartoline alla sua famiglia da luoghi diversi in giro per l’Italia così penseranno che Totò si trova in viaggio d’affari.

Tra gli 85 film come attore ricordiamo principalmente (ma andrebbero ricordati tutti) Totò al Giro d’Italia, I pompieri di Viggù, La banda degli onestiI Due Marascialli, Siamo Uomini o Caporali, Signori si nasce, Ladri di biciclette, Tototruffa ’62, Peppino e… la dolce vita, ecc.

E’ stato anche l’autore di una serie di poesie e canzoni in dialetto napoletano.

Le più memorabili sono A’ livella (una poesia sulla morte come grande equalizzatore) e Malafemmena, una canzone d’amore.

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