Alcide De Gasperi, lo statista italiano più illustre del dopoguerra

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Alcide De Gasperi

Lo statista italiano Alcide De Gasperi (1881-1954) è stato uno dei fondatori della democrazia italiana nel secondo dopoguerra.

De Gasperi nasce il 3 aprile 1881 a Pieve Tesino in Trentino, allora controllata dall’Austria.

Da giovane, divenne attivo nel movimento irredentista per portare nel regno d’Italia le persone di lingua italiana ancora sotto la giurisdizione austriaca.

Nel 1906 iniziò la pubblicazione della rivista polemica “II Trentino”.

Questo gli portò una buona dose di attenzione, e nel 1911 fu eletto al Parlamento austriaco come deputato per il Trentino, carica che mantenne per 6 anni.

De Gasperi aderì quindi al nuovo Partito Popolare Cattolico (Partito Popolare Italiano), fondato dal leader politico cattolico Don Luigi Sturzo.

Il Trentino entrò a far parte dell’Italia dopo la prima guerra mondiale e De Gasperi servì come deputato al Parlamento italiano dal 1921 al 1924.

Il duro lavoro gli portò una posizione di eminenza, e quando Don Sturzo fu costretto all’esilio nel 1924, De Gasperi divenne generale segretario del partito.

Man mano che la presa di Mussolini sul governo italiano si faceva più forte, la posizione del partito divenne sempre più precaria e nel 1926 fu sciolta.

De Gasperi venne imprigionato e rilasciato 3 anni dopo, quando, nel clima di buon feeling tra Mussolini e il Vaticano, intervenne in suo favore l’arcivescovo di Trento.

De Gasperi trovò asilo e pace temporanea in Vaticano, dove studiò dottrina sociale cattolica.

Durante la Seconda Guerra Mondiale De Gasperi divenne attivista clandestino, gettando le fondamenta del primo partito cristiano (Democrazia Cristiana).

Diede anche vita al quotidiano “il Popolo”.

Dopo la liberazione dell’Italia nel giugno 1944, prestò servizio come ministro senza portafoglio e poi come ministro degli esteri.

Nel dicembre 1945 divenne Presidente del Consiglio dei Ministri della Prima Repubblica, carica che mantenne fino al 1953.

In qualità di capo della delegazione italiana alla conferenza di pace della Seconda Guerra Mondiale, ottenne dagli alleati concessioni che garantissero la sovranità del nostro paese.

Dopo la fine formale della monarchia nel giugno 1946, De Gasperi ricoprì la carica di capo della Democrazia Cristiana, il partito che dominò il Parlamento per i successivi 8 anni.

Come premier, fornì una guida moderata che mantenne un equilibrio precario, tra elementi disparati all’interno del partito e della nazione.

Evitando conflitti con i numerosi socialisti e comunisti, riuscì con grande delicatezza a porre su solide basi la democrazia italiana.

Oltre ai suoi negoziati di successo con le potenze alleate, il suo risultato più sorprendente in politica estera fu l’accordo con l’Austria (settembre 1946) per stabilire il Tirolo meridionale come regione autonoma.

Quando la Democrazia Cristiana non ottenne la maggioranza alle elezioni del 1953, De Gasperi non riuscì a costituire un gabinetto funzionante e fu costretto a dimettersi da premier.

L’anno successivo dovette anche rinunciare alla guida del suo partito e 2 mesi dopo, il 19 agosto 1954, morì.

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