Benito Mussolini e il suo culto secolare

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Benito Mussolini

Benito Mussolini è stato il primo ministro fascista italiano dal 1922 al 1943. Ha utilizzato l’intelligenza politica, la propaganda, e l’agire carismatico per creare un culto della sua personalità.

Il culto della personalità è stato utilizzato per perpetuare se stesso come Duce e l’Italia come Stato fascista. Ci sono alcune differenze tra quella di Mussolini e le tattiche utilizzate da altri leader totalitari.

L’Italia di Mussolini è nata in circostanze interessanti: dopo la prima guerra mondiale, l’Italia si trovava in una situazione particolare.

Anche se l’Italia aveva vinto la guerra, si sentiva “defraudata” dalle potenze alleate; infatti, aveva perso territorio.

Pertanto, c’era grande richiesta in Italia di un leader forte, che potesse sconfiggere i nemici e stabilire un nuovo ordine delle nazioni.

La forte retorica di Mussolini può essere vista attraverso il suo uso della propaganda.

Come per altri leader, il culto della personalità di Mussolini divenne una sorta di religione laica, che lo vedeva come nuovo messia d’Italia.

Il 1922 è diventato l’anno 1, Mussolini è stato fatto nuovo Dio in Italia, tanto che lui stesso diceva che nessuno poteva essere un suo successore.

Egli credeva che lo Stato fascista non gli sarebbe sopravvissuto.

Ma come Mussolini era arrivato a questo potere? Come è possibile che una persona avesse il privilegio di circuirne tante altre? Come aveva consolidato questa sua leadership?

Ci sono vari modi in cui il Duce aveva consolidato il suo regime.

Certamente con una legislazione repressiva per aumentare il potere dello Stato, la riorganizzazione e la subordinazione del partito, il trucco illusionistico del corporativismo, le misure economiche adottate, la politica estera e coloniale perseguita.

Per avere queste risposte è necessario concentrarsi sul culto del Duce e su quali vantaggi sperava di ricavare, presentandosi come una sorta di divinità, e proponendo il fascismo come una religione laica.

Nel 1912, quando era ancora un socialista fervente, Mussolini scriveva: “Noi vogliamo crederlo, noi dobbiamo crederlo, l’umanità ha bisogno di un credo.

E’ la fede che muove le montagne perché ci dà l’illusione che le montagne si muovono.

L’illusione è, forse, l’unica realtà della vita”.

L’ultima frase è incredibile. Si può scambiare l’illusione per realtà.

Dalle esperienze di guerra di Mussolini, era accresciuta la consapevolezza dell’importanza del sangue e del sacrificio, del cameratismo e dell’obbedienza, di una fede ardente nella giustizia della causa nazionale.

Queste erano le qualità che ci si attendeva da ogni membro del movimento fascista.

Come socialista, Mussolini aveva sempre rifiutato il materialismo che era alla base del marxismo; aveva anche deplorato il materialismo avido del liberalismo.

Idealismo e spiritualità dovevano diventare i principi fondamentali del fascismo. In questo modo, il suo movimento/partito poteva essere distinto da tutti gli altri.

Il fascismo sarebbe diventato l’unico depositario della religione nazionale, così come il suo leader sarebbe stato visto come guida spirituale e Duce politico.

Il concetto di “rinascita” è cruciale nella comprensione del fascismo.

Mussolini era preparato ad utilizzare molti simboli e rituali del cattolicesimo romano (uno dei suoi primi atti come primo ministro fu quello di ristabilire il crocefisso a tutti aule), ma a patto che la religione cristiana e la sua croce non eclissassero il fascio littorio.

Mussolini vedeva la Rivoluzione Fascista come la creazione del nuovo uomo e della nuova donna fascisti.

Per i fascisti, la rivoluzione significava “la riconsacrazione del culto della nazione e una rigenerazione del popolo italiano”.

Per mantenere il carattere distintivo della propria religione laica e la sua posizione come leader di culto, Mussolini istituì un nuovo calendario, dove l’anno 1 coincideva con il 1922; fondò i “giorni sacri” come il 23 marzo, per ricordare agli italiani l’avvento del fascismo.

Rese giorno di festa anche il 21 aprile, la nascita della città di Roma, per sottolineare la sua intenzione di ricreare la grandezza dell’Impero Romano.

Istituì santuari dei martiri fascisti con le fiamme eterne, mentre ogni sede del partito fascista doveva avere una stanza adibita a cappella commemorativa.

A Milano, nel 1930, fu fondata una Scuola di Mistica fascista per diffondere il culto del Duce.

Nel 1932 Mussolini, finalmente, accettò di definire il fascismo e scrisse: “Il fascismo è una concezione religiosa … che trascende l’individuo particolare e lo eleva a membro consapevole di una società spirituale.”

Nello stesso anno ebbe luogo la celebrazione del decimo anniversario della Rivoluzione Fascista.

In quell’occasione, ogni luogo raffigurava l’ascesa del fascismo come una sorta di rivelazione progressiva.

La figura di Mussolini era ovunque, con le sue parole d’ordine “Credere, obbedire, combattere” e “Mussolini ha sempre ragione“.

Ben presto, la sua città natale, Predappio, divenne una sorta di Betlemme; il partito, spogliato di gran parte della sua rilevanza politica, si ridusse, in breve, alla sola glorificazione del Duce.

Ai quotidiani era proibito parlare di eventuali segni di malattia, e anche i suoi compleanni dovevano essere ignorati, per non ricordare alla gente la sua età.

La sua guerra imperialista in Etiopia e il suo intervento nella guerra civile spagnola vennero salutati come crociate gloriose per conto della civiltà e della religione.

Per la storia, Mussolini è senza dubbio al di sopra del partito; il partito poteva sbagliare, ma il Duce era infallibile.

Più persone ponevano la loro fiducia nel Duce e più si aspettavano che risolvesse i loro problemi.

La formazione culturale di Mussolini era stata molto influenzata dai libri sulla psicologia della folla di Gustave Le Bon.

Il modo magistrale con cui egli aveva manipolato le masse era dovuto tanto a questo scrittore e antropologo.

Però, Le Bon aveva anche scritto che, se un leader idolatrato non riesce a soddisfare le aspettative della gente, con la stessa forza può essere abbattuto e distrutto.

Mussolini appeso a Piazzale Loreto

La fatidica decisione di Mussolini di allinearsi con il neo-paganesimo del Terzo Reich di Hitler, le conseguenti leggi razziali, la sua sottomissione al Führer, produssero una crescente disillusione.

Un dio in decadenza deve aspettarsi una terribile punizione. Quando fu giustiziato dai partigiani nell’aprile 1945, il suo corpo fu riportato a Milano, dove fu appeso e linciato.

Religioni secolari e culti della personalità raramente durano a lungo!

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