Capestro: cosa vuol dire in termini di legge

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Capestro

Il termine capestro deriva dal latino “cavezza” per indicare la grossa fune utilizzata per legare dal collo animali come buoi, asini, cavalli.

In ambito giuridico, ha quasi lo stesso significato, perché indica un contratto che pone condizioni eccessive. In verità non ha un vero e proprio significato legale, ma viene spesso tirato in ballo.

Ma andiamo nello specifico.

Quando si firma un contratto, soprattutto se non lo si ritiene insidioso, non si bada alle molteplici clausole 

Capita però non di rado che i contratti presentino delle insidie, dei piccoli cavilli, che possono creare differenze di interpretazione e modificare di fatto gli accordi a vantaggio di una parte.

Questa cosa si dimostra solo in un momento successivo.

A volte si preparano dei veri e propri tranelli, che hanno il solo scopo di accalappiare il fesso (in questo caso il cliente).

Giustamente, sentendoti preso in giro, avrai chiesto l’annullamento dell’accordo.

Ma è possibile rescindere un contratto di questo tipo? Come ci si può difendere?

Proviamo a capire come la legge tutela quei consumatori leggermente più ingenui.

Un contratto capestro è una tipologia contrattuale nettamente sbilanciata, in quanto garantisce un lato e svantaggia e limita la controparte.

Questo non sempre vuol dire che è contrario alla legge (altrimenti sarebbe automaticamente nullo), ma rientra nella fattispecie di abuso di una parte (quella che ha redatto il patto) nei confronti di un’altra (quella che lo sottoscrive soltanto).

Ma voi direte: la legge non ammette ignoranza!

L’ordinamento giuridico, però, protegge i deboli e gli oppressi.

In questo caso la controparte è ritenuta debole perché non ha chiaramente capito la natura dell’accordo e le sue formule stringenti.

Infatti, laddove dimostrato, si può rescindere un contratto quando le sue clausole sono particolarmente “oppressive”.

In linea generale, però, i contratti capestri sono validi. Va dimostrata l’inefficacia dell’accordo e non sempre è cosa facile.

Si parte dal presupposto che è un impegno di ogni contraente leggere  e comprendere quello che gli viene proposto, in modo da decidere in libertà se sottoscrivere o meno.

Ma un buon legale riesce a trovare possibili forzature e cavilli capestri, che possano invalidare l’accordo.

In caso contrario, speriamo solo che non abbiate firmato nulla di irreparabile!

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