De Chirico, il pittore fondatore della Scuola Metafisica

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De Chirico

Giorgio de Chirico realizzò dipinti di piazze classiche popolate da figure e ombre spettrali, unendo insieme prospettive volutamente distorte e terreni inclinati.

Questi claustrofobici paesaggi onirici, con la loro atmosfera di malinconia e di inquietante minaccia, hanno affascinato l’avanguardia francese dei primi anni del ‘900 e in seguito hanno ispirato i surrealisti.

Arrivato a Parigi nel 1911, De Chirico si immerse nei circoli d’avanguardia della città.

Guillaume Apollinaire, il poeta sperimentale e difensore del cubismo, scrisse di lui: “L’arte di questo giovane pittore è un’arte interiore e cerebrale che non ha alcuna relazione a quella dei pittori degli ultimi anni.”

Una delle grandi innovazioni di de Chirico fu quella di sposare questi elementi architettonici vagamente classici, anche se altamente semplificati, con il linguaggio pittorico del cubismo recentemente sviluppato.

La sua pittura era fortemente caratterizzata da strutture spaziali appiattite, forme ridotte a piani audaci e semplici, toni tenui con poca modellazione e compressi spazio.

Un altro segno distintivo del suo stile era una congiunzione apparentemente senza sforzo di sistemi spaziali incompatibili in un’unica scena coerente.

Giocava spesso con spazi sia poco profondi che ripidi e impiegava numerosi punti di fuga.

Queste incongruenze spaziali si rivelavano solo a un attento esame, minando qualsiasi impressione iniziale di stabilità.

Nel 1917, rientrato da poco in Italia, de Chirico fondò la Scuola Metafisica, formulandone i principi con il fratello e l’artista futurista Carlo Carrà.

Paragonavano l’opera d’arte metafisica alla “superficie piatta di un oceano perfettamente calmo”, che “ci disturba … da tutto l’ignoto che è nascosto nelle profondità”.

Il termine comprenderebbe tutta la sua opera prodotta tra il 1911 e il 1917 circa.

Proprio questo periodo “metafisico” si sarebbe poi rivelato molto influente per i surrealisti nel decennio successivo.

Guidato da André Breton, egli stesso ispirato dagli scritti di Sigmund Freud, il Surrealismo cercò di dare maggiore licenza alle forze irrazionali dell’inconscio e di rappresentarlo artisticamente attraverso la poetica “giustapposizione di due realtà”.

Ma anche se i surrealisti raccoglievano ed esibivano i precedenti dipinti di De Chirico, l’artista stesso aveva lasciato quel lavoro alle spalle, chiedendo un ritorno al disegno abile in un apparente voltafaccia che provocò il loro disprezzo.

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