Émile Zola, lo scrittore che non aveva paura della verità

Émile Zola
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Émile Zola

Émile Zola nacque a Parigi, in Francia, il 2 aprile 1840, figlio dell’ingegnere François Zola e sua moglie Emilie Aubert. 

Passò l’infanzia e l’adolescenza ad Aix-en-Provence, frequentando il (ora chiamato) Collège Mignet, poi il Lycée Saint Louis a Parigi. 

Di contro alla dura situazione di povertà, dovuta alla prematura morte di suo padre, Zola svolse vari lavori d’ufficio. 

Passò quindi a scrivere colonne letterarie per il giornali del magnate Cartier de Villemessant (patron de Le figaro). 

Era uno sfrontato, non aveva paura di dire quello che pensava anche quando questo poteva essere pericoloso.

Un segno di questa attitudine la ritroviamo nelle dure e schiette critiche a Napoleone. Era anche fermamente anti-cattolico.

Una delle prime opere pubblicate da Zola fu la sua autobiografica La confessione di Claude (1865), che suscitò molte critiche e attirò l’attenzione negativa su di lui, compresa la polizia. 

La colpa e la vergogna perseguitano Teresa Raquin (1867), un’altra delle opere di Zola che ispirò molti adattamenti cinematografici e televisivi. 

Madeleine Férat fu pubblicato un anno dopo.

Zola esplora ulteriormente il modello scientifico in Il romanzo sperimentale (1880). 

Successivamente scrisse la sua serie Le tre città composta da Lourdes (1894), Roma (1896) e Parigi (1898).

Forse l’opera più sensazionale e certamente politicamente influente di Zola è “J’accuse” (1898), la sua lettera aperta all’allora presidente francese Félix Faure. 

Accusando il governo francese di antisemitismo, fu pubblicato sulla prima pagina del quotidiano parigino “L’Aurore” il 13 gennaio 1898 in merito all’affare Dreyfus, uno scandalo che aveva diviso il paese in due.

Il capitano Alfred Dreyfus era un ufficiale militare ebreo dell’esercito francese, processato e condannato frettolosamente per tradimento nel 1894.

Rendendosi conto del loro frettoloso errore, il governo non era disposto a arretrare e liberarlo dalla prigione sull’isola del diavolo, dove rimase fino a molti anni dopo.

Zola fu condannato per diffamazione e dopo il suo processo (coperto a livello internazionale) venne condannato a un anno di prigione, che non scontò perché era già fuggito in Inghilterra. 

Tornò in Francia quando l’accusa contro di lui fu respinta. 

Dreyfus fu scarcerato e riacquistò il massimo dei gradi militari. 

Di ritorno in Francia, Zola continuò a scrivere, incluso il suo I quattro vangeli (Fecondità del 1900, Lavoro del 1901, Verità del 1903 e l’incompiuto Giustizia). 

Émile Zola morì il 29 settembre 1902 nella sua casa di Parigi in circostanze sospette.

La causa della morte fu avvelenamento da monossido di carbonio. 

Fu prima sepolto al cimitero di Montmartre di Parigi, per essere poi trasferito al Panthéon, nel quartiere latino di Parigi.

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