Euripide, il più grande tragediografo greco

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Euripide

Euripide, figlio di Mnesarco, era un drammaturgo greco, nato sull’isola di Salamina intorno al 484 a.C. 

Una previsione fatta alla sua nascita, che avrebbe ricevuto “corone di vittoria”, spinse suo padre a fornire a suo figlio un allenamento di atletica, un campo rispettato in Grecia a quel tempo. 

Non sapeva che il ragazzo era infatti destinato a un’altra vocazione: una carriera sul palco. 

Euripide fu poco riconosciuto dalla critica fin dall’inizio. 

Scrisse 92 opere teatrali ma ricevette solo cinque vittorie, di cui una postuma. 

In calibro eguagliava Eschilo e Sofocle, ma in riconoscimento non conquistò mai il cuore del pubblico greco. 

La ragione era senza dubbio la sua disapprovazione per i loro modi demoralizzati e il pensiero ipocrita. 

Euripide era un pensatore libero e non poteva adattarsi all’intolleranza alla violenza che prevaleva comunemente in quel periodo. 

Si dice che abbia composto le sue opere in una grotta sull’isola di Salamina. 

La maggior parte della sua vita e della sua carriera corrispondeva alla lotta tra Atene e Sparta per il controllo in Grecia, ma non durò per vedere la sconfitta finale della sua città.

Il più grande tragico dei suoi tempi

Anche se molto criticato all’epoca, è noto per le sue opere che trattavano questioni personali e sociali dell’epoca. 

Euripide ritrasse i mali sociali della società nelle sue famose opere teatrali come “Le donne troiane” e “Ecuba” che descrivevano il tempo della guerra e le sue conseguenze distruttive. 

In un’altra commedia (presumibilmente la sua ultima) “Ifigenia ad Aulis” raccontava la storia di inganno e codardia che attirò la sfortunata Ifigenia, figlia di Agamennone, al campo greco con la scusa di sposare l’eroe Achille, solo per scoprire che, invece, doveva essere sacrificata da suo padre per compiacere gli dei.

Dopo il 415 a.C., il suo stile cambiò e si avvicinò maggiormente al lato emotivo. 

Euripide scrisse alcune commedie meno intense come “Il ciclope”, dove trasmetteva l’approccio ottimistico di un giovane poeta pieno di speranze. 

In “Le Baccanti” aprì nuove porte all’umorismo, mostrando Dioniso, il personaggio che persuade Penteo a indossare abiti femminili. 

“L’Alcesti”, scritto nel 438 aC, è un’altra tragica commedia che ha affascinato la critica per molto tempo.

“Medea” è probabilmente la sua opera più famosa sulla salvaguardia della dignità delle donne.

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