Fuoco greco, storia e formula dell’arma medioevale

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Fuoco greco  

Il fuoco greco era un’arma mortale usata nel periodo medioevale, proiettata da un elemento d’assedio come il trabucco (macchina d’assedio tipo una grande catapulta).

In pratica era un primordio di lanciafiamme.

Descrizione

Tra le armi utilizzate durante il Medioevo c’era anche il fuoco greco. 

Questo era un liquido che si accendeva a contatto con l’acqua e aveva la proprietà di sviluppare calore intenso, diffondendosi in tutte le direzioni e bruciando sull’acqua.

L’uso del trabucco e del fuoco greco è stato descritto perfettamente nel film Timeline del 2003, basato sull’omonimo libro di Michael Crichton

Questo film descriveva la fabbricazione di quest’arma micidiale e il modo in cui veniva usata, con effetti devastanti, durante la guerra d’assedio tra inglesi e francesi.

La formula del fuoco greco

Questa era un’arma così devastante che l’esatta composizione di una formula per la sua fabbricazione era un segreto strettamente custodito. 

C’erano varie formule per creare questa palla incandescente.

Alcuni resoconti suggeriscono che il petrolio fosse uno degli elementi usati. 

Altre formule, che sembrano molto più probabili, includono una combinazione o composizione di ingredienti come la calce viva, il salnitro, il bitume, lo zolfo, la resina e la pece. 

Nessuno, ad oggi, è stato in grado di ricreare con successo la composizione esatta. 

Questa terrificante sostanza infuocata si attaccava come colla a tutte le superfici ed era quasi impossibile spegnerla se non con sabbia, sale o urina. 

Lanciare acqua, infatti, non era indicato per soffocare le fiamme, perché non faceva altro che alimentarle.

Gli elementi

  • Ossido di calcio (polvere bianca, caustica, grumosa)
  • Nitrato di sodio, un tipo di sale a lungo usato come elemento negli esplosivi.
  • Bitume (l’asfalto e il catrame sono le forme più comuni di bitume). La città di Cartagine fu facilmente incendiata a causa dell’uso estensivo di bitume nelle costruzioni.
  • Zolfo (solido morbido giallo brillante). A differenza della maggior parte degli altri liquidi, aumenta con la temperatura a causa della formazione di catene polimeriche. Grazie alla sua natura infiammabile, lo zolfo trova impiego anche in fiammiferi, polvere da sparo e fuochi d’artificio.
  • Resina, un liquido appiccicoso prodotto dalla maggior parte delle piante. Alcune resine contengono eptano che è esplosivo e infiammabile.
  • Pece, una sostanza densa, scura e appiccicosa ottenuta dal residuo di distillazione di catrame di carbone, catrame di legno o petrolio e utilizzata oggi principalmente per l’impermeabilizzazione.

Comprendere le proprietà o le quantità degli elementi che sono stati probabilmente inclusi nella formula per il fuoco greco spiega perché la sua esatta composizione è rimasto un segreto così strettamente custodito.

Storia del fuoco greco

La storia di quest’arma nasce nel VII secolo, quando fu e inventata da un ingegnere bizantino chiamato Callimaco. 

Fu usato per la prima volta contro gli arabi durante l’assedio di Costantinopoli del 673.

Questa era usata principalmente per incendiare le navi nemiche, e per renderne impossibile lo spegnimento delle fiamme.

Infatti, grazie soprattutto alla calce viva, l’acqua non aiutava, anzi dava ancora più forza al fuoco.

Si racconta che la formula del miscuglio era segretissima, tanto che la conosceva solo l’imperatore e gli artigiani che la preparavano.

La divulgazione del segreto era punita con la morte.

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