Gingerismo: i capelli rossi che creano discriminazione

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Gingerismo

Gingerismo è un termine che deriva dal Regno Unito, con il quale sono indicate (in maniera malevola e negativa) le persone con i capelli rossi.

Non c’è ombra di dubbio che i capelli rossi attirino l’attenzione.

Le star di Hollywood, da Rita Hayworth a Lucille Ball, hanno puntato sul potere dei capelli rossi naturali o tinti, e nel bene e nel male, questi hanno decretato il loro successo.

Contrariamente a quanto molti pensano, le teste rosse non sono originarie della Scandinavia, della Scozia o dell’Irlanda, ma dell’Asia centrale.

La loro colorazione è dovuta a una mutazione nel gene MC1R, che – non essendo in grado di produrre eumelanina (pigmento del tessuto epiteliale, che scurisce e protegge dal sole) – provoca pelle pallida, lentiggini e capelli rossi.

Mentre i nostri lontani antenati migravano per stabilirsi nei climi freddi e grigi del Nord Europa, le teste rosse avevano un vantaggio significativo sui loro coetanei più scuri.

La loro pelle pallida produceva vitamina D in modo più efficiente dalla luce solare debole, rafforzando le loro ossa e rendendo le donne più propense a sopravvivere alla gravidanza e il parto.

Ma il gene è recessivo e prospera principalmente nelle regioni remote e nelle comunità chiuse come l’Irlanda, la Scozia e le regioni costiere della Scandinavia.

La loro rarità e vulnerabilità ha, negli anni, dato origine a una serie di stereotipi e miti, tendono a renderli bersagli facili.

Sui “rossi” esistono numerose dicerie, quasi sempre negative.

Si ritiene che le persone col “gingerismo” abbiano un carattere impetuoso e una lingua tagliente;

Nell’Antica Roma si pensava che questi portassero sfortuna, tanto che, per non essere oggetto di cattiva sorte, fosse necessario toccare un bottone.

Nel Medioevo i “pel di carota”, i mancini, e quelli con gli occhi verdi erano inviati dal diavolo.

Venivano, infatti associati a streghe, licantropi o vampiri.

Nel tempo queste dicerie hanno perso peso ed oggi, la vita dei “rossi” è sicuramente migliorata.

Gli uomini dai capelli rossi, però, sono raramente visti come sex simbols.

La maggior parte delle donne dai capelli rossi, invece, ricorda il momento in cui i loro capelli sono cambiati (con una rapidità sconcertante) da bersaglio per bulli a grande ammirazione.

Anche con le prove più scarse, gli storici sono stati tentati di far collassare donne leggendarie, come la regina celtica Boudicca, nell’archetipo duraturo della “seduttrice dai capelli fiammeggianti, esotica, sensuale, impulsiva, appassionata”.

Ma quando il pregiudizio dai capelli rossi (per quanto elogiativo) viene applicato ai gruppi piuttosto che agli individui, tende a diventare brutto.

Nel mondo antico, gli Sciti e i Traci, le cui terre si estendevano dal Mar Nero all’Egeo, erano rinomati per la loro aggressività e, da un mosaico di prove archeologiche, sembra che fossero in prevalenza coi capelli rossi.

Molti di loro furono catturati e ridotti in schiavitù dai Greci e poi dai Romani, rendendo il legame tra durezza, rugosità e capelli rossi molto forte.

Esiste il “Redhead Days“, il più grande raduno mondiale di persone che condividono questo raro colore di capelli, e si svolge ogni anno in Olanda.

Questo è un festival, iniziato un po’ per caso nel 2005 da un artista olandese, cresciuto fino radunare più di 6.000 persone da tutto il mondo

La crescita del festival è stata stimolata non solo dai social media, ma anche dalla crescente consapevolezza che la discriminazione contro i “rossi” si basa sullo stesso impulso di altre forme di razzismo molto più violente.

Da oggi, quando vedrete uno con i capelli rossi, consideratelo soltanto una persona interessante da conoscere.

 

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