Nerone, il tiranno imperatore di Roma

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Nerone

Nerone, il quinto e ultimo imperatore della dinastia giulio-claudia, utilizzò le risorse del potente impero romano per le proprie indulgenze e nessuno riuscì a fermarlo.

Sicuramente è uno dei migliori candidati per il titolo inequivocabile di “peggior sovrano di Roma”.

Questa fama deriva dal fatto di aver ucciso il suo fratellastro, sua madre e due delle sue mogli.

Questo se ci riferiamo solo alla sua vita familiare.

In meno di 14 anni, riuscì a portare Roma sull’orlo del collasso.

Ignorò il suo governo a favore di attività edonistiche e depravate, quasi mandò in bancarotta l’impero per pagare il suo palazzo e perseguitò i cristiani in modo barbaro. 

Questo è il Nerone che emerge dai documenti che ci giungono dagli storici romani Tacito, Svetonio e Cassio Dione.

Il suo nome completo era Nerone Claudius Caesar Augustus Germanicus, nato nel 37 d. C. e morto nel 68 d.C..

Oltre ad aver regnato dal 54 al 68, è famoso per il presunto incesto con sua madre e (presumibilmente) per aver giocherellato mentre Roma bruciava.

grande persecutore dei cristiani, fu un tiranno in generale, dalla grande depravazione e dissolutezza

Sono a suo carico anche un’ondata di omicidi, compresi quelli di sua madre e di due mogli.

I primi anni di vita e la famiglia di Nerone

Il futuro Nerone non era destinato a diventare imperatore.

Né la sua ambizione personale lo spinse al trono.

Era sua madre, Agrippina la Giovane, che ebbe un’influenza prepotente su di lui, essendo morto suo padre.

Questa, aveva una pericolosa combinazione di astuzia, intelligenza e spietatezza.

Sopravvisse all’esilio del fratello maggiore, Caligola, solo per tornare consumata con l’obiettivo di raggiungere l’apice del potere.

Poco dopo aver avvelenato il suo secondo marito, Agrippina sedusse e sposò l’imperatore Claudio, suo zio.

Eliminò i rivali e convinse Claudio ad adottare il tredicenne Nerone come suo erede, a spese del proprio figlio Britannico.

Le sue macchinazioni videro anche sua figlia Ottavia sposata con Nerone nel 53 d.C.

Non restava che aspettare la morte di Claudio, cosa che avvenne convenientemente poco dopo nell’ottobre del 54 d.C., presumibilmente aiutata da Agrippina e da un piatto di funghi avvelenati.

Non ancora diciassettenne, Nerone era diventato imperatore con Agrippina al suo fianco, ferma nella convinzione di poter governare attraverso di lui.

Ci sarebbero, addirittura, prove che madre e figlio avessero commesso un incesto. 

Nonostante tutti i suoi intrighi, Nerone preferì il consiglio del suo tutore più liberale, il filosofo stoico Seneca, e il prefetto della sua guardia pretoriana, Burro.

Sotto la loro guida, i successivi cinque anni potrebbero effettivamente essere descritti come progressisti, una parola non spesso attribuita a Nerone.

Concesse al Senato maggiore indipendenza, affrontò la corruzione, tagliò le tasse, pose termine ai processi segreti, vietò la pena capitale e decretò che gli schiavi potessero sporgere denuncia civile contro i loro padroni.

In realtà, la gente doveva ringraziare Seneca e Burro per queste politiche.

Per Nerone, erano importanti le sue vere passioni: le arti (voleva essere un musicista e attore, e portare poesia, teatro e canto alla gente) e la realizzazione dei piaceri personali.

Travestendosi, trascorreva le notti inseguendo le strade di Roma con gli amici, bevendo, frequentando bordelli e litigando. 

Ignorando Ottavia e un matrimonio che lo annoiava, si innamorò di un ex schiavo, che in seguito lasciò per Poppea Sabina, moglie di un senatore.

Il tiranno

Nerone divenne più audace e il controllo di Agrippina si ridusse, fino a quando non girò le spalle al figlio per difendere Britannico.

Quella mossa segnò sia la sua rovina che l’inizio di diversi anni formativi e intrisi di sangue per l’imperatore.

Il primo a morire fu Britannico, il giorno prima che diventasse adulto, nel 55 dC.

Sebbene Nerone affermasse che il suo fratellastro era morto per una crisi epilettica, i documenti storici suggeriscono la presenza di veleno aggiunto al suo bicchiere di vino.

La prossima a morire sarebbe stata la stessa Agrippina nel 59 d.C.

Nerone voleva che la sua morte sembrasse un incidente, così, secondo Svetonio, ebbe l’idea di trappole esplosive sulla sua barca, in modo che sarebbe caduta a pezzi nell’acqua.

Ma Agrippina sopravvisse all’affondamento nuotando fino a riva, al ché Nerone dovette inviare assassini per finire il lavoro nella sua villa.

Nel 62 d.C. Nerone perse le uniche due figure che erano riuscite a tenerlo sotto controllo.

Burro morì, mentre Seneca si ritirò dagli affari pubblici.

Il tiranno si ritrovò per la prima volta al potere assoluto, del tutto svincolato da qualsiasi controllo.

Così, quando volle sposare la sua amante Poppea, divorziò ed esiliò Ottavia con un’accusa inventata di adulterio.

Quando questo provocò indignazione a Roma, la fece giustiziare e la sua testa presentata alla sua nuova moglie.

Piuttosto che usare questo potere per governare o addirittura conquistare nuove terre, Nerone sognava ancora di essere un artista, acclamato da un pubblico adorante.

Suonava la lira, scriveva poesie e cantava, ma i romani consideravano l’idea di un imperatore che si esibiva sul palco come l’ultima disgrazia, dimostrando una mancanza di dignità irrispettosa e scandalosa.

Forse questo innato desiderio di essere adorato ispirò le sue azioni durante il grande incendio di Roma nel 64 dC.

Questo evento ridusse in cenere gran parte della città più potente del mondo, distruggendo e danneggiando circa dieci dei 14 distretti e lasciando centinaia di morti e migliaia di senzatetto.

Si narra che suonasse la lira mentre Roma bruciava, anche se bisogna verificarne l’attendibilità.

Sfruttò rapidamente il terreno spianato dalle fiamme per iniziare la costruzione di uno stravagante complesso di palazzi, la Domus Aurea.

Questo diede a molti romani motivo di chiedersi se quella fosse stata la sua intenzione fin dall’inizio, indiziandolo di dolo.

Per sviare l’attenzione, trovò il suo capro espiatorio nel piccolo gruppo religioso che era cresciuto a Roma per una generazione: i cristiani.

Per ordine di Nerone, sopportarono i metodi di persecuzione più orribili, dalla tortura e le frustate all’essere vestiti con pelli di animali e attaccati da cani selvatici.

Il tiranno, apparentemente, si dilettava ad avere uomini crocifissi nel suo giardino, ricoperti di cera e dati alle fiamme per fungere da candele alle sue feste.

La violenza e la depravazione divennero costanti nella sua vita e provocarono la morte di un’altra moglie.

Svetonio scrisse che, nel 65 d.C., l’imperatore uccise a calci la incinta Poppea dopo essere stata rimproverata per aver passato troppo tempo alle gare. 

Affranto, Nerone si fissò quindi su un ragazzo di nome Sporo, che aveva una somiglianza con la moglie assassinata, lo fece castrare e lo sposò.

Nel frattempo, il suo bisogno megalomane di costruire la “Casa d’Oro” minacciava di mandare in bancarotta il tesoro dello Stato.

Con una superficie di un chilometro quadrato, il complesso vantava stanze ricoperte di foglie d’oro e una sontuosa sala per banchetti con un soffitto girevole che spruzzava profumo sui festaioli sottostanti.

Pagare per questo si era dimostrato al di là delle capacità persino dell’impero.

Nerone aumentò le tasse, sequestrò oggetti di valore dai templi e spremette i più ricchi di Roma.

Quando ciò non bastò, svalutò la moneta, riducendo il peso e la purezza delle monete d’argento.

Proprio come il suo leader, l’impero sembrava sempre più instabile.

Una rivolta in Gran Bretagna, lunghi conflitti interni, un’insurrezione in Giudea e un piano di assassinio scoperto a Roma.

L’epurazione della cospirazione pisoniana nel 65 d.C. – che intendeva sostituire Nerone con lo statista Gaio Calpurnio Pisone – rivendicò senatori, ufficiali dell’esercito, aristocratici e persino Seneca.

Superata questa minaccia, Nerone lasciò Roma, rinunciando sostanzialmente al suo governo.

Per un anno circa ha fatto un tour edonistico della Grecia, partecipando a concorsi artistici e ai Giochi Olimpici.

Tornò, giusto in tempo per vedere il suo regno crollare.

Morte

Nerone non lo considerò un serio pericolo quando Gaio Giulio Vindex, un governatore della Gallia, si ribellò nel 68 d.C.

Ma poi un altro governatore, Servio Sulpicio Galba nel nord della Spagna, si unì alla rivolta e si dichiarò imperatore, ispirando altri a insorgere.

Il Senato dichiarò Nerone un nemico pubblico e, una volta che la Guardia pretoriana lo abbandonò, capì che era la fine.

Il trentenne imperatore, diventato nemico di Roma, fuggì dalla città, senza un posto dove scappare o nascondersi.

Il 9 giugno 68 d.C. diede ordine ai pochi uomini ancora con lui di scavare una fossa per lui, mentre si preparava a suicidarsi.

Tuttavia, per un uomo che aveva uccisi così tanti uomini, farlo a se stesso non era un compito così facile.

Chiese a qualcun altro di andare per primo, per dare l’esempio, prima di implorare il suo segretario privato di aiutarlo a guidare la lama nel petto.

Nerone – assassino, ladro, sadico, tiranno – voleva essere ricordato come qualcos’altro.

Le sue ultime parole furono: “Qualis artifex pereo!” (Quale artista muore con me!).

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