Populismo illiberale nei primi anni 2000

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Populismo e democrazia liberale

Il duraturo successo elettorale del populismo in tutta Europa e le crescenti opportunità che hanno ottenuto di accedere al governo negli ultimi anni mettono ancora una volta in rilievo la questione se populismo e democrazia siano pienamente compatibili.

Nonostante svolgano ruoli diversi nel governo, all’interno di sistemi politici molto diversi, e nonostante i numerosi vincoli loro imposti (ad esempio, l’adesione all’UE, il diritto internazionale e il controllo e l’equilibrio interno), i partiti populisti continuano a perseguire politiche che si scontrano con i principi fondamentali della democrazia liberale.

In particolare, l’idea che il potere della maggioranza debba essere limitato e contenuto, l’intoccabilità dei diritti individuali e il principio della divisione dei poteri sono tutti minacciati nell’Europa contemporanea.

È importante sottolineare che il populismo continua a diffondersi in paesi che, a prima vista, sembrerebbero “immuni” dalla sua presa. 

È interessante, poi, notare che in Europa i populisti si sono presentati quasi sempre come i salvatori – non gli sfidanti – della democrazia.

Essi sono contro le élite politiche ed economiche a livello nazionale e sovranazionale, accusandole di aver “rubato” al popolo ciò che giustamente apparteneva a loro.

I populisti, però, non suggeriscono quasi mai soluzioni pratiche ai problemi delle persone, anche in quei paesi in cui hanno potuto essere al governo.

Al contrario, immediatamente si affannano per una “politica di redenzione”, in contrasto con la “politica del pragmatismo” dei vecchi, che include la promessa di restituire il potere al popolo.

Tuttavia, se si considerano le iniziative promosse dai populisti negli ultimi anni (e soprattutto ciò che i populisti al potere hanno fatto in realtà), sorgono inevitabilmente dubbi sulla piena compatibilità tra populismo e democrazia liberale.

Ciò che non può essere facilmente compensato con il populismo è il fondamentale principio liberaldemocratico: che il potere della maggioranza è sempre limitato – da qui l’insistenza su controlli ed equilibri – e che non può mai essere esercitato a scapito delle libertà individuali, non importa quanto numericamente sia schiacciante la maggioranza.

Questo è così inconciliabile con la convinzione più forte dell’ideologia populista, secondo la quale, una volta identificata, la volontà del “popolo” deve essere realizzata immediatamente e pienamente.

È ora il momento di considerare i populisti al governo per vedere se e come questa convinzione si traduca in azioni politiche specifiche.

Populisti al governo in Italia tra il 2001 e il 2011

I partiti populisti italiani sono stati al governo per otto anni nel periodo tra il 2001 e il 2011.

La Lega Nord era il partner minore di questa alleanza, visto che deteneva il minor numero di parlamentari.

Tuttavia, la Lega Nord era essenziale per la sopravvivenza del governo tra il 2008 e il 2011, il che la metteva in una posizione di forza e le permetteva di guidare l’agenda sulle questioni a cui teneva.

Definiamo la Lega Nord un partito “populista regionalista” e Forza Italia con il Popolo delle Libertà come partiti “populisti personalistici”, appartenendo “in toto” al loro fondatore, Silvio Berlusconi.

Dei due temi che la Lega Nord spinse in questi anni (federalismo e immigrazione), il secondo è quello che più ci interessa.

Nel suo manifesto elettorale del 2008, infatti, la Lega Nord proponeva misure come le seguenti:

  1. rendere obbligatoria per i musulmani la celebrazione dei riti in italiano, obbligo non esteso ai seguaci di qualsiasi altra religione;
  2. concedere permessi per la costruzione (o l’ampliamento) di moschee solo a seguito di referendum locali, che avrebbero reso la pratica dell’Islam dipendente da ciò che ne pensava la maggioranza dei cittadini locali;
  3. vietare la costruzione di campi rom, anche quando questi non erano su siti illegali, discriminando così gli individui sulla base della loro etnia;
  4. concedere ai sindaci il potere di deportare gli immigrati illegali, trasformando l’espulsione in un atto politicamente motivato e aggirando così il corretto processo giudiziario.

L’approccio illiberale che era evidente in queste proposte riguardanti non solo gli stranieri, ma anche gli italiani appartenenti alle comunità islamiche e rom, si riflette nella legge di più alto profilo in materia di migrazione e legge e ordine patrocinata dalla Lega Nord e approvata dalla coalizione populista dopo le elezioni del 2008: il “pacchetto sicurezza” approvato nel luglio 2009.

Accanto a misure come l’autorizzazione ad organizzare pattugliamenti cittadini nei centri urbani, la disposizione più importante di questa legge nel contesto della presente discussione fu l’introduzione del “reato d’immigrazione illegale”.

Questa misura fu respinta dalla Corte di giustizia europea nell’aprile 2011 per aver violato la legislazione dell’UE a tutela dei diritti delle persone.

Ma potremmo parlare anche dei respingimenti dei barconi di migranti (principalmente africani), che nel febbraio 2012 vennero giudicati in violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Oppure, potremmo ricordare il censimento e il rilevamento delle impronte digitali dei membri della comunità rom (compresi i bambini), severamente criticato dal segretario generale del Consiglio d’Europa, dal commissario della stessa istituzione e da una mozione approvata dal Parlamento Europeo, tutte nell’estate 2008.

Se gli stranieri furono al centro delle iniziative della Lega Nord, le sfide alla libertà di espressione, invece, vennero principalmente dal più grande partner di governo della Lega Nord, Forza Italia di Berlusconi.

In qualità di primo ministro che possedeva tre principali canali televisivi, l’influenza di Berlusconi fu particolarmente evidente.

Come ogni primo ministro prima di lui, Berlusconi si assicurò che la televisione e la radio pubbliche (Radiotelevisione Italiana, RAI) fossero gestite da un consiglio amministrativo politicamente solidale.

In alcuni casi, il primo ministro impose la rimozione di giornalisti e attori di alto profilo che erano stati critici nei suoi confronti.

Anche il sistema giudiziario fu preso di mira dall’esecutivo, soprattutto attraverso una legislazione volta a limitare il potere dei giudici.

Ciò era, ovviamente, dovuto alla posizione unica di Berlusconi come primo ministro che era sottoposto a una serie molto ampia di indagini da parte della magistratura.

Il leader del Popolo della Libertà criticò il parlamento (definito improduttivo), perseguì i magistrati (bollati come sovversivi, compresa la Corte costituzionale) e si scontrò continuamente con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (accusato di intralciarlo degli atti di governo).

Seguendo questa logica, i governi Berlusconi approvarono leggi che sfidavano direttamente il potere della magistratura:

  1. Nel giugno 2003 l’approvazione del “Lodo Schifani” interruppe tutti i processi che vedevano coinvolte le più alte cariche dello Stato – compreso il primo ministro – fino a quando non fu respinto dalla Corte costituzionale nel 2004.
  2. Nel dicembre 2005 la legge “ex Cirielli’‘ modificò lo statuto di prescrizione (portando nel 2012 al fallimento del processo in cui Berlusconi era accusato di aver corrotto l’avvocato britannico David Mills) e introdusse una norma secondo cui le persone di età superiore ai 70 non erano più tenute a scontare la pena in carcere (a meno che non rappresentassero una minaccia per la società).
  3. Nel luglio 2008 la legge “Alfano” concesse l’immunità alle quattro più alte cariche dello Stato, ma fu nuovamente cancellata dalla Corte Costituzionale nel 2009.

Conclusione

Le sfide poste dall’alleanza populista ai principi liberaldemocratici in Italia sono ben documentate, con implicazioni in tutti i campi.

Negli anni successivi è solo peggiorata la situazione.

Ancora oggi viviamo le stesse politiche, quasi come se fosse divenuto un “modus operandi”.

Grillo e il Movimento 5 Stelle, Salvini, Meloni, Renzi, solo per citarne alcuni…

Se guardiamo fuori Italia non va meglio. Ne ricordiamo ai posteri uno per tutti: Donald Trump!

Che dire…Mala tempora currunt, dicevano i latini.

Guardando ancora più indietro nel tempo, possiamo solo auspicare una nuova era di Pericle per tutti.


Traduzione e stralcio di "Populism and Liberal Democracy: Populists in Government in Austria, Italy, Poland and Switzerland", Pubblicato online da Cambridge University Press:  05 giugno 2013

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