San Francesco di Paola e la sua meravigliosa storia

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San Francesco di Paola

San Francesco di Paola fu fondatore dell’Ordine dei Minimi, nel 1416, a Paola, in Calabria.

I suoi genitori erano noti per la santità della loro vita, e, rimanendo senza figli per alcuni anni dopo il matrimonio, ricorsero alla preghiera, raccomandandosi soprattutto all’intercessione di San Francesco d’Assisi.

Alla fine nacquero loro tre figli, il maggiore dei quali era Francesco.

Quando era ancora nella culla soffriva di un gonfiore all’occhio, che gli mise in pericolo la vista.

I suoi genitori ricorsero nuovamente a Francesco d’Assisi e fecero voto che il loro figlio trascorresse un anno intero nel “piccolo abito” di san Francesco in uno dei conventi del suo ordine, pratica non rara nel Medioevo.

Il bambino fu immediatamente curato.

Fin dai primi anni Francesco ha mostrato segni di straordinaria santità, e all’età di tredici anni, ammonito da una visione di un frate francescano, entrò in un convento dell’Ordine Francescano per adempiere il voto fatto dai suoi genitori.

Qui fu esempio di grande edificazione con il suo amore per la preghiera e la mortificazione, la sua profonda umiltà e la sua pronta obbedienza.

Alla fine dell’anno andò con i suoi genitori in pellegrinaggio ad Assisi, Roma e altri luoghi di devozione.

Ritornato a Paola, si ritirò nella tenuta di suo padre, e lì visse in solitudine; ma più tardi trovò un’abitazione più spartana, in una grotta sulla costa.

Qui rimase in solitudine per circa sei anni, dedicandosi alla preghiera e alla mortificazione.

Nel 1435 due compagni lo raggiunsero nel suo ritiro, e per accoglierli Francesco fece costruire tre celle e una cappella: in questo modo iniziò il nuovo ordine.

Il numero dei suoi discepoli aumentò gradualmente e verso il 1454, con il permesso di Pirro, arcivescovo di Cosenza, Francesco costruì un grande monastero e una chiesa.

La costruzione di questo monastero fu l’occasione di un grande slancio di entusiasmo e devozione da parte del popolo nei confronti di Francesco: anche i nobili portarono pietre e si unirono ai lavori.

La loro devozione fu accresciuta dai molti miracoli che il santo compì in risposta alle loro preghiere.

La regola di vita adottata da Francesco e dai suoi religiosi era di straordinaria severità.

Osservavano l’astinenza perpetua e vivevano in grande povertà, ma il segno distintivo dell’ordine era l’umiltà.

Dovevano cercare di vivere sconosciuti e nascosti al mondo.

Per esprimere questo carattere che avrebbe fatto coltivare ai suoi discepoli, Francesco alla fine ottenne dalla Santa Sede che fossero chiamati “Minimi”.

Nel 1474 Sisto IV gli diede il permesso di scrivere una regola per la sua comunità, e di assumere il titolo di Eremiti di San Francesco: questa regola fu formalmente approvata da Alessandro VI, il quale, però, cambiò il proprio titolo in quello di Minimi.

Dopo l’approvazione dell’ordine, Francesco fondò diversi nuovi monasteri in Calabria e Sicilia.

Istituì anche conventi di suore, e un terzo ordine per le persone che vivono nel mondo, sull’esempio di San Francesco d’Assisi.

Aveva uno straordinario dono di profezia: predisse, infatti, la presa di Otranto da parte dei Turchi nel 1480, e il suo successivo recupero da parte del Re di Napoli.

Inoltre era dotato di discernimento di coscienza. Non faceva eccezione di persone di qualsiasi grado o posizione.

Rimproverò il re di Napoli per le sue malefatte e, di conseguenza, subì molte persecuzioni.

Quando Luigi XI era nella fase ultima della sua malattia, inviò un’ambasciata in Calabria per supplicare il santo di visitarlo.

Francesco si rifiutò di venire né poté essere convinto fino a quando il papa non gli ordinò di andare.

Fu col re a Plessis-les-Tours fino alla sua morte.

Carlo VIII, successore di Luigi, ammirava molto il santo e durante il suo regno lo tenne vicino alla corte e lo consultò frequentemente.

Questo re costruì un monastero per i Minimi a Plessis e un altro a Roma sul Pincio.

La considerazione in cui Carlo VIII teneva il santo era condivisa da Luigi XII, che salì al trono nel 1498.

Francesco era ora ansioso di tornare in Italia, ma il re non glielo permise, non volendo perdere i suoi consigli e la sua direzione.

Le ultime fasi della sua vita le trascorse in tutta solitudine, preparandosi alla morte.

Il giovedì santo raccolse intorno a sé la sua comunità e li esortò soprattutto ad avere carità reciproca tra di loro e a mantenere il rigore della loro vita e in particolare l’astinenza perpetua.

Il giorno dopo, venerdì santo, li convocò di nuovo e diede loro le ultime istruzioni e nominò un vicario generale.

Ricevette quindi gli ultimi sacramenti e chiese che gli fosse letta la Passione secondo San Giovanni, e mentre questa veniva letta, la sua anima lasciò il suo corpo.

Leone X lo canonizzò nel 1019.

Nel 1562 gli ugonotti aprirono la sua tomba e trovarono il suo corpo incorrotto.

Lo trascinarono fuori e lo bruciarono, ma alcune delle ossa furono preservate dai cattolici e custodite in varie chiese del suo ordine.

L’Ordine dei Minimi non sembra mai essere stato molto vasto, ma avevano rifugio in molti paesi.

La regola definitiva fu approvata nel 1506 da Giulio II, che approvò anche una regola per le monache dell’ordine.

La festa di San Francesco di Paola è celebrata dalla Chiesa universale il 2 aprile, giorno in cui morì.

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